01 / il punto di partenza
Novembre 2024. Giorgio voleva importare i vini che aveva scoperto viaggiando alle Canarie.Guardando gli importatori a cui faceva riferimento, si era reso conto che avevano tutti siti web ben costruiti, cataloghi curati e un'estetica riconoscibile che faceva la differenza.
Lui conosceva bene il suo mestiere e aveva un'intuizione ma gli mancava chi poteva tradurre visivamente le sue idee e progettare la sua nuova realtà lavorativa.
Noi, invece, del mondo del vino e dell'importazione non sapevamo nulla.
Gli abbiamo chiesto di mostrarci tutti i siti e i cataloghi che gli piacevano, e abbiamo passato le prime settimane a studiare come erano fatti: cosa raccontavano, cosa davano per scontato, dove si assomigliavano tutti...
Nel frattempo cominciavamo a provare accostamenti di colore e a ipotizzare che tipo di immagini sarebbero servite.
Questa fase di brainstorming era fondamentale per capire i clichè del settore e comprendere, insieme a Giorgio, come tradurre in forma visiva quello che lo rende diverso.
02 / posizionamento
La prima proposta è stata di rinunciare a essere un importatore come tanti e restringere il campo: raccontare esclusivamente vini di origine vulcanica.Una scelta più rischiosa, ma che rendeva il progetto immediatamente riconoscibile e gli dava una ragione per esistere oltre alla qualità della selezione.
Da quel momento ogni scelta — il nome, le immagini, il tono, il modo di raccontare i produttori — ha avuto un orientamento preciso.
03 / naming
Il nome non doveva indicare né il fondatore né il prodotto, ma evocare un immaginario: cercavamo una parola sola, evocativa, capace di restare impressa proprio perché diversa dalla grammatica dei nomi nel mondo del vino.
Vulcanica è arrivato presto. Ci piaceva che fosse femminile non era un dettaglio secondario: aggiungeva una presenza forte in un ambiente che raramente ci pensa.
All'inizio avevamo immaginato di affiancargli un simbolo. Testando le opzioni, è diventato evidente che non serviva: il nome aveva già abbastanza forza per reggere da solo l'identità.
04 / il metodo: partire dal sito
Siamo partiti dal sito non perché fosse la priorità del progetto, ma perché ci serviva uno strumento che desse struttura a entrambi.Progettare le pagine significava anticipare quelli che sarebbero stati i nostri bisogni futuri - i ritratti dei produttori, le vigne, le bottiglie, riprese per storie e reel.
Questo è stato il vincolo più serio. Sulle isole ogni viaggio apriva una finestra breve, e quello che non veniva fotografato in quel momento non si recuperava. Bisognava quindi prevedere esigenze che non esistevano ancora e trasformarle in materiale concreto sul posto, coordinandosi con una selezione che intanto stava prendendo forma.
Avere la struttura del sito in testa mentre eravamo sul campo è stato come avere il copione di una regia che ci indicava come procedere senza dimenticare i dettagli.
05 / fotografia
Le immagini sono nate interamente sul campo. Niente set, niente studio: ogni scatto è stato realizzato nelle condizioni e nei tempi che il viaggio concedeva.È un modo di lavorare che chiede adattamento. Le cantine si raggiungono con preavvisi brevi, la luce è quella che c'è. Significa decidere in fretta e portare a casa tutto quello che servirà mesi dopo, per pagine che ancora non esistono.
Il ritratto del Teide ha richiesto giorni: la cima restava coperta dalle nuvole e ogni tentativo andava a vuoto. Un pomeriggio abbiamo inseguito il tramonto spostandoci di continuo per trovare il punto da cui vedere la cima: ore di viaggio e inseguimento tra strade disconnesse e filari di vigne che però alla fine hanno determinato l’immagine simbolo di Vulcanica.
06 / linguaggio visivo
Il riferimento è arrivato dai libri d'avventura dell'Ottocento: le incisioni a china che accompagnavano i romanzi di Jules Verne, dove il disegno serviva a far immaginare luoghi che il lettore non avrebbe mai visto. Ci interessava quel rapporto tra documento e immaginazione, e il fatto che il segno a mano dichiarasse apertamente di essere un'interpretazione.
Da lì siamo intervenute a mano sopra gli scatti, dipingendoli. Il colore entra come gesto, non come filtro: tiene insieme il rigore documentario della fotografia e la leggerezza del racconto d'esplorazione.
Palette. Rosa, bordeaux, arancione e le tonalità dell'autunno in vigna. Il rosa in particolare era una scelta insolita da associare a Giorgio e al mondo del vino: delicata e spiazzante insieme, capace di riscrivere qualche regola non scritta del settore senza forzare. Più che una palette, stavamo costruendo un linguaggio che lui potesse abitare ogni giorno.
Tipografia. Le prime reference guardavano all'esplorazione — Courier, le macchine da scrivere, i taccuini di viaggio.
Coerente, ma prevedibile.
Per il logotipo abbiamo scelto Permanent Marker: ha la stessa immediatezza con cui Giorgio costruisce le proprie relazioni, e lo stesso tratto rapido delle illustrazioni.
07 / applicazioni
L'architettura segue una logica precisa: dalla landing si entra nella lista dei produttori, e da lì in ogni scheda che racconta chi sono, i loro progetti vinicoli, le bottiglie. La gerarchia non è casuale, mette la persona prima del vino, il territorio prima dell'etichetta.
Accanto a questa struttura catalogo, il sito ha una dimensione più libera. La sezione eventi raccoglie le locandine nel tempo, come un archivio visivo di quello che Vulcanica costruisce sul territorio. La sezione On the Road funziona invece come un taccuino di viaggio — immagini, incontri, spostamenti — che richiama l'idea di scoperta che è alla base del progetto. Non un feed, non una gallery ordinata: qualcosa che assomiglia più a un album che si sfoglia.
Il primo fu fatto molto velocemente, giusto due pagine PDF fatte in Canva, quando i produttori si contavano su una mano. Oggi il catalogo esiste in versione digitale sfogliabile ma anche cartaceo.
Le magliette serigrafate sono state una bella sfida: tradurre una fotografia in bianco e nero in serigrafia è un problema tecnico serio, che ha richiesto uno studio di stampa capace di gestirlo.
È un risultato di cui andiamo molto orgogliose sul piano produttivo!
Instagram ha seguito lo stesso criterio del sito: raccontare la ricerca, non il prodotto. I viaggi, i produttori, le persone — quello che succede prima che una bottiglia arrivi su un tavolo.
Gli eventi non sono arrivati dopo, come estensione naturale: erano previsti dall'inizio. Vulcanica nasce da relazioni costruite di persona, e aveva senso che si presentasse allo stesso modo. Le degustazioni, gli incontri, le serate non sono promozione — sono il progetto che prende la forma che gli è più propria.
08 / esito
Quando Vulcanica è nata, sapevamo che la selezione dei vini sarebbe stata accolta bene. La vera sorpresa è stata la risposta delle persone alla sua identità: un'estetica che ha incuriosito il pubblico, spingendolo ad avvicinarsi alle bottiglie.
In un settore dove gli importatori si assomigliano, un progetto che dal primo giorno aveva un brand riconoscibile, giocoso e coerente su ogni supporto si è distinto senza doverlo dichiarare.
Il progetto è la somma di due lavori distinti ma integrati dall'inizio: : la selezione di Giorgio sul campo e un sistema visivo costruito per durare.